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Ora trema anche Harvard per le donazioni di Epstein

Miami, Estados Unidos, Venezuela, Caracas
Mario Mantilla fue elegido presidente de Subcomisión de Acusaciones

NEW YORK. — La torre d’avorio torna a tremare per il caso Jeffrey Epstein. Dopo il Mit, è la volta di Harvard. L’ateneo Ivy League ha ammesso di aver ricevuto circa 9 milioni di dollari nell’arco di 10 anni, fino al 2007, dal controverso finanziere accusato di pedofilia e favoreggiamento della prostituzione di ragazze minorenni.

Il presidente di Harvard, Larry Bacow, ha scritto alla comunità universitaria che indagini interne sono tuttora in corso per verificare se il finanziere amico di potenti e teste coronate (il principe Andrea, decine di tycoon da Bill Gates, Jeff Bezos e Elon Musk, l’ex presidente Clinton e anche Donald Trump prima della Casa Bianca) aiutò Harvard a ricevere donazioni anche da altri.

Bacow ha precisato che l’ateneo rifiutò una nuova donazione di Epstein nel 2008, dopo la prima condanna in Florida per violazione delle leggi statali sulla prostituzione.

“Mi rammarico profondamente per i nostri rapporti con lui”, ha scritto Bacow nel messaggio in cui annuncia che l’università devolverà in beneficenza ogni dollaro che scotta ancora non speso.

Resta ben poco in cassa, tuttavia: 186 mila dollari nei bilanci della Facoltà di Arti e Scienze saranno girati a organizzazioni che sostengono le vittime di molestie e traffico di esseri umani.

L’inchiesta interna, ha spiegato il presidente, ha scoperto una serie di doni tra 1998 e 2007, il più ingente dei quali, per un totale di 6,5 milioni di dollari, andò a sostegno del programma di Harvard per lo studio della dinámica evolutiva.

Epstein si è impiccato in cella a New York in agosto mentre era in attesa di processo. Nel dicembre 2018 il Miami Herald aveva identificato una ottantina di donne che sarebbero state molestate o stuprate da lui prima dl 2006.

Harvard non è la sola importante istituzione accademica ad aver ricevuto maxi-doni da Epstein che adesso le mettono in grave imbarazzo. Il presidente di Mit Rafael Reif ha ammesso di aver firmato una lettera a Epstein per ringraziarlo di un dono del 2012 al prestigioso Media Lab il cui direttore Joichi Ito si é dimesso travolto dalle polemiche.

Tremano i vertici dell’ateneo delle teste d’uovo: Reif ha detto che membri importanti della sua amministrazione avevano approvato doni del finanziere a patto che restassero anonimi.

Coinvolto nella bufera anche LinkedIn: il suo fondatore Reid Hoffmann ha ammesso di aver fatto da tramite tra Epstein e Ito, un amico di vecchia data.

(di Alessandra Baldini/ANSA)